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    LE LOCAZIONI

     

    Il reddito che il proprietario ricava dalla locazione di un fabbricato (reddito effettivo) è tassato in maniera diversa a seconda del regime fiscale che egli sceglie.

     

    È possibile infatti distinguere un regime "ordinario" di tassazione da un sistema agevolato e alternativo: la "cedolare secca".

     

    Il regime ordinario di tassazione

     

    Nel regime ordinario l’imponibile sul quale si calcola l’Irpef dipende dal tipo di contratto stipulato.

     

    In particolare, se l’immobile è locato:

    • a equo canone, il reddito da assoggettare all’Irpef è quello derivante dal canone annuo di locazione, ridotto del 15% a titolo forfetario (25% per i fabbricati situati nella città di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano)

     

    • in regime di libero mercato, il reddito è dato dal valore più alto tra la rendita catastale (rivalutata del 5%) e il canone di locazione – aggiornato con le rivalutazioni Istat – ridotto del 15% (25% per i fabbricati situati nella città di Venezia centro e nelle isole della Giudecca, di Murano e di Burano)

     

    Dall’anno 2013, la riduzione forfetaria del 15%, sopra indicata, diminuisce al 5%, come previsto dall’art. 4, comma 74, della legge n. 92/2012.

     

    • a canone convenzionale, il reddito da assoggettare all’Irpef, determinato con le stesse modalità previste per i fabbricati affittati ad uso abitativo in regime di libero mercato, è ridotto ulteriormente del 30% se il fabbricato si trova in uno dei Comuni ad alta densità abitativa (così come individuati da appositi provvedimenti normativi).

    Il canone "convenzionale" è quello determinato sulla base di appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni degli inquilini maggiormente rappresentative a livello nazionale (legge 9 dicembre 1998, n. 431).

     

    Fabbricati di interesse storico o artistico

    Per gli immobili di interesse storico o artistico la riduzione di cui tener conto nella determinazione del reddito da assoggettare all’Irpef è pari al 35%.

     

    Il canone di locazione va dichiarato anche se non è stato effettivamente percepito. La legge prevede, però, che i canoni relativi a immobili ad uso abitativo non percepiti (per l’ammontare accertato dal giudice) non concorrono a formare il reddito a partire dal termine del procedimento di convalida di sfratto per morosità.

     

    Inoltre, se il giudice conferma la morosità dell’affittuario anche per periodi precedenti, è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari alle imposte versate sui canoni scaduti e non percepiti.

     

    Disposizioni per contrastare il fenomeno delle locazioni sommerse

     

    Ai fini dell’accertamento dell’Irpef dovuta sui redditi dei fabbricati derivanti da immobili locati, è esclusa la possibilità per l’ufficio di rettificare il reddito, se il contribuente dichiara l’importo maggiore tra:

    • il canone di locazione risultante dal contratto, ridotto del 5% (15% fino al 2012) e

    • il 10% del valore catastale dell’immobile (determinato applicando alla rendita catastale il moltiplicatore 120, cioè lo stesso moltiplicatore previsto ai fini dell’imposta di registro).

     

    Esempio

    Un contribuente dichiara nel contratto di locazione un canone mensile di 600 euro per la locazione di un fabbricato che ha una rendita catastale (rivalutata) di 700 euro.

    1. il canone annuo di locazione ridotto del 5% è pari a:

    600 x 12 = 7.200 - 360 (5% di 7.200) = 6.840

     

    2. il 10% del valore dell’immobile è pari a: 700 x 120 = 84.000 x 10% = 8.400

     

    Dal raffronto tra i due valori ottenuti emerge che quello maggiore è il secondo (cioè il 10% del valore catastale dell’immobile).

     

    Pertanto, se il contribuente indica nella dichiarazione dei redditi questo importo (invece che il canone riportato nel contratto di locazione, ridotto del 5%), l’ufficio non potrà più rettificare, per l’immobile locato, il reddito dichiarato.

     

    Un’altra previsione è quella che riguarda i casi di omessa registrazione del contratto di locazione.

     

    In tali ipotesi, oltre alle sanzioni per la mancata registrazione, si presume, salva documentata prova contraria, l’esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi d’imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso.

     

    E quale importo del canone, su cui si dovrà pagare l’imposta, si presume, ai fini della determinazione del reddito, il 10% del valore catastale dell’immobile.

     

    ATTENZIONE

    Tali disposizioni non si applicano per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo a canone "convenzionale".

     

    Un’altra misura di contrasto all’evasione introdotta dal 1° luglio 2010, è quella che prevede l’obbligo di comunicare i dati catastali dei beni immobili oggetto di contratti scritti o verbali di locazione o affitto, anche nei casi di cessioni, risoluzioni e proroghe (art. 19, comma 15, della legge n. 78/2010).

     

    La mancata o errata indicazione dei dati catastali è considerata fatto rilevante ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro ed è punita con la sanzione amministrativa dal 120 al 240% dell’imposta dovuta.

     

    Il regime della "cedolare secca"

     

    Il regime della "cedolare secca" è stato introdotto nel 2011. Si tratta di un sistema alternativo e agevolato di tassazione del reddito derivante dagli immobili locati per finalità abitative. È’ facoltativo e si applica anche alle pertinenze dell’abitazione locate con essa.

     

    IN COSA CONSISTE

    Il sistema della cedolare secca consiste nell’applicare al canone annuo di locazione un’imposta fissa in sostituzione dell’Irpef e delle relative addizionali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo.

     

    IMPOSTE DOVUTE CON IL REGIME DELLA CEDOLARE SECCA

    IMPOSTE DOVUTE CON IL REGIME DELLA CEDOLARE SECCA

    IMPOSTE NON DOVUTE

    per i contratti di locazione

    a canone libero

    Legge 431 (art. 2 comma 1)

    4 anni + 4

    21%

    del canone annuo

    stabilito dalle parti

    Irpef

    Addizionale regionale

    Addizionale comunale

    Imposta di registro

    (compresa quella su risoluzione e

    proroga del contratto di locazione)

    Imposta di bollo

    (compresa quella, se dovuta, sulla

    risoluzione e sulle proroghe)

    per i contratti di locazione

    a canone concordato e relativi alle

    abitazioni che si trovano:

    nei Comuni ad alta tensione

    abitativa (individuati dal Cipe)

    nei Comuni con carenze di

    disponibilità abitative (*)

    Legge 431 (art 2 comma 3)

    3 anni + 2

    canone annuo

    (19% fino al 2012)

     

    Dal 2013 (1)

    Irpef

    Addizionale regionale

    Addizionale comunale

    Imposta di registro

    (compresa quella su risoluzione e

    proroga del contratto di locazione)

    Imposta di bollo

    (compresa quella, se dovuta, sulla

    risoluzione e sulle proroghe)

    Resta l’obbligo di versare l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione

     

     

     

    (*) Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e

    comuni confinanti; gli altri comuni capoluogo di provincia.

     

    (1) Tale aliquota è stata ridotta al 15% dall'art. 4 del D.L. Consiglio dei Ministri del 28-8-2013 a valere con effetto retroattivo dal 2013 (Sul supplemento ordinario n. 73 alla Gazzetta ufficiale n. 254 del 29 ottobre è stata pubblicata la legge 28 ottobre 2013, n. 124 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 102, recante disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici.”).

     

    L’imposta sostitutiva si applica sul totale del canone annuo di locazione, senza considerare le riduzioni forfetarie previste nel regime ordinario di tassazione.

     

    CONTRIBUENTI E IMMOBILI INTERESSATI

    La cedolare secca è riservata alle persone fisiche titolari del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sulle unità immobiliari locate (usufrutto, uso, abitazione). Non possono aderire le società e gli enti non commerciali.

     

    Gli immobili per i quali si può scegliere il regime della cedolare sono:

    • le unità abitative appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 (esclusa l’A10 - uffici o studi privati), locate per finalità abitative

    • le relative pertinenze (solo se locate congiuntamente all’abitazione).

     

    Con riferimento all’attività esercitata dal locatario e all’utilizzo dell’immobile locato, il regime della cedolare non può essere applicato ai contratti di locazione conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, indipendentemente dal successivo utilizzo dell’immobile per finalità abitative di collaboratori e dipendenti.

     

    Sono esclusi, inoltre, i contratti di locazione di immobili accatastati come abitativi, ma locati per uso ufficio o promiscuo.

     

    Può essere esercitata l’opzione, invece, per i contratti di locazione conclusi con soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti o professioni (compresi quelli con enti pubblici o privati non commerciali, purché risulti dal contratto di locazione la destinazione dell’uso abitativo dell’immobile).

     

    ATTENZIONE

    Chi decide di avvalersi della cedolare secca ha l’obbligo di comunicarlo preventivamente all’inquilino con lettera raccomandata. Con la comunicazione il locatore rinuncia alla facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone, anche se era previsto nel contratto, incluso quello per adeguamento Istat. Per i contratti di locazione di durata complessiva nell’anno inferiore a trenta giorni (per i quali non vige l’obbligo di registrazione) e per quelli in cui è indicata espressamente la rinuncia, a qualsiasi titolo, all’aggiornamento del canone, non è necessario inviare al conduttore alcuna comunicazione

     

    OPZIONE PER IL REGIME DELLA CEDOLARE SECCA

    Per avvalersi del regime della cedolare occorre esercitare l’opzione compilando, a seconda dei casi, il "modello Siria" (quando si registra per la prima volta il contratto)

    o il "modello 69" (quando il contratto è già stato registrato ed alla scadenza dell'annualità si opta per la cedolare secca).

     

    In linea generale, l’opzione va esercitata con la registrazione del contratto di locazione e vale per l’intera durata del contratto (salvo revoca). In caso di proroga del contratto, anche tacita, l’opzione deve essere esercitata entro il termine di versamento dell’imposta di registro (cioè entro 30 giorni dal momento della proroga).

     

    Se l’opzione non è stata esercitata (né in sede di registrazione del contratto, né con la proroga), è sempre possibile accedere al regime per le annualità successive, esercitandola entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro dovuta annualmente (cioè entro 30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità).

     

    Il modello 69

    Nelle ipotesi diverse da quelle sopra descritte, l’opzione per la cedolare secca deve essere espressa mediante il modello per la richiesta di registrazione degli atti (modello 69).

     

    Il modello si presenta in modalità cartacea, in duplice copia, agli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Va utilizzato anche per le proroghe, le risoluzioni anticipate, eccetera.

     

    In caso di contitolarità dell’immobile, l’opzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore. I locatori contitolari che non esercitano l’opzione sono tenuti, in solido con il conduttore, a versare l’imposta di registro calcolata sulla parte del canone di locazione loro imputabile in base alle quote di possesso.

     

    VERSAMENTO DELL’IMPOSTA SOSTITUTIVA

    L’imposta deve essere versata entro lo stesso termine previsto per il versamento dell’Irpef (acconto e saldo) e con le modalità stabilite dal decreto legislativo n. 241/1997 (versamento con modello F24, con possibilità di compensare l’imposta dovuta con eventuali crediti).

     

    Acconto

    Per il versamento dell’acconto, dovuto nella misura del 95%, si applicano gli stessi criteri previsti per l’acconto Irpef.

    In particolare, il pagamento va effettuato:

    • in un’unica soluzione, entro il 30 novembre, se l’importo è inferiore a 257,52 euro

    • in due rate, se l’importo dovuto è superiore a 257,52 euro:

    1. la prima, del 40%, entro il 16 giugno, o il 16 luglio, con la maggiorazione dello 0,40% (nel 2013, rispettivamente, 17 giugno e 17 luglio)

    2. la seconda, del restante 60%, entro il 30 novembre (nel 2013, 2 dicembre).

     

    ATTENZIONE

    La prima rata dell’acconto può essere versata anche a rate. Sugli importi rateizzati sono dovuti gli interessi, secondo le medesime disposizioni previste per la rateazione dell’Irpef.

     

    In generale, nel primo anno di esercizio dell’opzione per la cedolare secca l’acconto non è dovuto, poiché manca la base imponibile di riferimento, cioè l’imposta sostitutiva dovuta per il periodo precedente.

     

    Versamento a saldo

    Anche per il saldo dell’imposta sostitutiva si applicano le stesse regole previste per l’Irpef: il versamento va effettuato entro il 16 giugno dell’anno successivo a quello cui si riferisce, o entro il 16 luglio, con la maggiorazione dello 0,40% (nel 2013, rispettivamente, 17 giugno e 17 luglio).

     

    DURATA DELL’OPZIONE E REVOCA

    L’opzione per la cedolare secca prevede che il locatore applichi il regime scelto per l’intero periodo di durata del contratto (o della proroga) o, nei casi in cui l’opzione sia esercitata nelle annualità successive alla prima, per il residuo periodo di durata del contratto.

     

    Il locatore ha comunque la facoltà di revocare l’opzione in ciascuna annualità contrattuale successiva a quella in cui la stessa è stata esercitata.

     

    La revoca deve essere effettuata entro il termine previsto per il pagamento dell’imposta di registro relativa all’annualità di riferimento e comporta il versamento della stessa imposta.

    E’ sempre possibile esercitare l’opzione nelle annualità successive, rientrando nel regime della cedolare secca.

     

    EFFETTI DELLA CEDOLARE SUL REDDITO

    Il reddito assoggettato a "cedolare secca" concorre alla formazione del reddito complessivo da considerare per il calcolo di deduzioni, detrazioni, benefici legati al possesso di requisiti reddituali (ad esempio, per determinare la condizione di familiare fiscalmente a carico, per calcolare le detrazioni per carichi di famiglia, le detrazioni per canoni di locazioni, ecc.) e per la determinazione dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente).

     

    La registrazione e il pagamento dell’imposta di registro

    Tutti i contratti di locazione e di affitto di beni immobili con durata superiore a 30 giorni complessivi nell’anno devono essere registrati, qualunque sia l’ammontare del canone.

     

    Il termine per la registrazione è di 30 giorni dalla data di stipula.

     

    Un contratto di locazione può essere registrato sia telematicamente sia presso un ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate.

     

    REGISTRAZIONE TELEMATICA

    La procedura di registrazione telematica è obbligatoria per gli agenti immobiliari e per chi possiede almeno 10 immobili, facoltativa per tutti gli altri contribuenti.

     

    Può essere effettuata direttamente dal contribuente o tramite un suo delegato o un intermediario abilitato a Entratel (commercialisti, consulenti del lavoro, agenzie immobiliari, Caf, organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori, agenzie con attività di pratiche amministrative presso amministrazioni ed enti pubblici, iscritti all’albo dei geometri, ecc.).

     

    Per effettuare direttamente la registrazione, occorre essere in possesso dell’abilitazione ai canali "Fisconline" (al quale si accede attraverso un codice Pin) o "Entratel" (utilizzabile, anche questo, grazie ad apposite credenziali di accesso).

     

    L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione appositi software gratuiti, prelevabili dal suo sito internet, che consentono di registrare il contratto e di pagare le imposte dovute:

    • Siria, un programma utilizzabile da chi sceglie che il regime della cedolare secca (vedi paragrafo precedente). Si tratta di un’applicazione semplificata per registrare un contratto di locazione a uso abitativo. È sufficiente, infatti, indicare i dati del locatore, del conduttore, dell’immobile, del canone di locazione e la durata del contratto.

    Siria è disponibile anche in una versione "web", che consente all’utente di usufruire dell’applicazione direttamente dal sito senza scaricare alcun software sul proprio computer.

    • Iris, anche questo disponibile nella versione "web", utilizzabile dai contribuenti che non scelgono il regime della cedolare secca. Il programma può essere utilizzato quando:

     il numero dei locatori (proprietari) e dei conduttori (affittuari) non è superiore a tre  si è in presenza di una sola unità abitativa con un massimo di tre pertinenze e tutti gli immobili sono censiti con attribuzione di rendita

     il contratto contiene esclusivamente il rapporto di locazione

     il contratto è stipulato tra persone fisiche che non agiscono nell’esercizio di un’impresa, arte o professione

     il contratto non dà diritto alla riduzione della base imponibile per l’applicazione dell’imposta di registro (es. contratto di locazione a canone concordato per alloggi che si trovano in uno dei Comuni a elevata "tensione abitativa").

    Il programma calcola direttamente le imposte dovute e chiede di indicare il numero di conto corrente bancario o postale sul quale sarà effettuato il prelievo.

     

    REGISTRAZIONE IN UFFICIO

    La registrazione cartacea può essere effettuata in qualsiasi ufficio territoriale dell’Agenzia, non necessariamente, quindi, in quello di competenza rispetto al proprio domicilio fiscale.

    Occorre avere con sé:

    • almeno due originali (o un originale e una copia con firma in originale) del contratto da registrare

     

    • un contrassegno telematico - ex marca da bollo - da 16 euro (14,62 euro fino al 25 giugno 2013), da applicare su originali e copie, per ogni 4 facciate scritte e, comunque, ogni 100 righe (a meno che non si sceglie il regime della cedolare secca, nel qual caso non è dovuta imposta di bollo)

     

    • il modello 69 per la richiesta di registrazione, compilato (il modello si può scaricare dal sito internet dell’Agenzia o prendere in ufficio)

     

    • la ricevuta di pagamento dell’imposta di registro (copia modello F23), sempre che non si opti per la cedolare secca. In tal caso, infatti, non è dovuta l’imposta di registro, ma l’imposta sostitutiva, che si versa nei termini e con le modalità previste per il versamento dell’Irpef.

    Se i contratti da registrare sono più di uno, bisogna utilizzare anche il modello RR nel quale vanno elencati gli atti presentati per la registrazione.

    IL PAGAMENTO DELL’IMPOSTA DI REGISTRO

    I contribuenti che non scelgono il regime della cedolare secca devono versare l’imposta di registro. Questa è dovuta, a seconda dell’immobile locato o affittato, nelle seguenti misure:

     

    IMMOBILE

    PERCENTUALE

    Fabbricato ad uso abitativo

    2% del canone annuo moltiplicato per ciascuna annualità

    Fabbricati strumentali per natura

    2% del canone (1% se la locazione è effettuata da soggetti passivi Iva)

    Fondi rustici

    0,50% del corrispettivo annuo moltiplicato per ciascuna annualità

    Altri immobili

    2% del corrispettivo annuo moltiplicato per ciascuna annualità

     

    È previsto un importo minimo di versamento di 67 euro.

     

     

    Per i contratti di locazione a canone concordato, riguardanti immobili che si trovano in uno dei Comuni "ad alta tensione abitativa", è prevista una riduzione del 30% della base imponibile sulla quale calcolare l’imposta di registro.

     

    In sostanza, il corrispettivo annuo da considerare per il calcolo dell’imposta va assunto per il 70%.

     

    Se si registra il contratto in ufficio, il pagamento va effettuato entro 30 giorni dalla data dell’atto e, comunque, prima della richiesta di registrazione. Per il versamento si utilizza il modello F23 e una copia di questo va consegnata all’ufficio insieme alla richiesta di registrazione.

     

    Dal 2014 si potrà versare anche con Modello F24 (in attesa di decreto attuativo).

     

    In caso di registrazione telematica, il pagamento dell’imposta è contestuale alla registrazione del contratto. Per eseguire i versamenti telematici occorre essere titolari di un conto corrente presso una delle banche convenzionate o presso Poste Italiane Spa (l’elenco delle banche convenzionate è disponibile sul sito internet dell’Agenzia).

     

    Le parti contraenti sono solidalmente obbligate al pagamento dell’intera somma dovuta per la registrazione del contratto.

     

    Non è dovuta imposta di registro sul deposito cauzionale versato dall’inquilino. Tuttavia, se il deposito (o un’altra forma di garanzia) è pagato da un terzo estraneo al rapporto di locazione, occorre versare l’imposta di registro nella misura dello 0,50%.

     

    Per i contratti di locazione di immobili urbani con durata pluriennale si può scegliere:

    • di pagare, al momento della registrazione, l’imposta di registro dovuta per l’intera durata del contratto (2% del corrispettivo complessivo)

     

    • di versare l’imposta anno per anno (2% del canone relativo a ciascuna annualità, tenendo conto degli aumenti Istat), entro 30 giorni dalla scadenza della precedente annualità.

     

    Chi sceglie di pagare per l’intera durata del contratto usufruisce di uno sconto particolare, che consiste in una detrazione dall’imposta dovuta. Questa detrazione è pari, in misura percentuale, alla metà del tasso di interesse legale moltiplicato per il numero delle annualità (il tasso legale fino al 31/12/2013 era pari al 2,5%).

     

    DA 01/01/2014 il DM. ECONOMIA 13/12/2013 HA RIDOTTO IL TASSO LEGALE ALL' 1%

     

    Se il contratto è risolto anticipatamente ed è stato versato l’importo relativo all’intera durata, si ha diritto al rimborso delle annualità successive a quella in corso.

     

    Se si sceglie di pagare annualmente, l’imposta per le annualità successive può anche essere di importo inferiore a 67 euro.

     

    Anche per la proroga del contratto di locazione di immobile a uso abitativo è possibile pagare l’imposta in unica soluzione o annualmente.

     

    Per le risoluzioni (disdette anticipate del contratto) e le cessioni senza corrispettivo dei contratti di locazione e sublocazione di immobili urbani di durata pluriennale, l’imposta si paga nella misura fissa di 67 euro. In tutti gli altri casi (esempio locazione di immobili non urbani), l’imposta si applica (nella misura del 2% o, per i fondi rustici, dello 0,50%) all’importo dei canoni ancora dovuti.

     

    Per le cessioni, proroghe e risoluzioni di contratti registrati, i contraenti devono versare l’imposta dovuta entro 30 giorni, utilizzando il modello F23.

     

    Nel modello di versamento occorre indicare gli estremi di registrazione del contratto (anno, serie e numero di registrazione) e bisogna presentare, entro 20 giorni dal pagamento, l’attestato dell’avvenuto versamento allo stesso ufficio in cui era stato presentato il contratto.

     

    IMPOSTA DI REGISTRO SUI CONTRATTI DI LOCAZIONE

     

     

    TIPOLOGIA

    MODALITA’

    DI VERSAMENTO

    PARTICOLARITA’

    Stipula

    del contratto

    Unica soluzione

    entro 30 giorni dalla stipula

    Sconto pari al 50% del tasso

    d’interesse legale moltiplicato

    per gli anni di durata del contratto

    L’imposta sulla prima annualità non

    può essere inferiore a 67 euro

     

    Annuale: prima annualità, entro 30

    giorni dalla stipula; successive

    annualità entro 30 giorni dall’inizio

    dell’annualità successiva

     

    Cessione

    del contratto

    Unica soluzione

    entro 30 giorni dall’evento

    Senza corrispettivo, imposta fissa

    pari a 67 euro;

    con corrispettivo, aliquota del 2% (con un minimo di 67 euro);

    presentazione della copia

    del mod. F23 all’Ufficio, entro 20 gg

    Risoluzione

    del contratto

    Unica soluzione

    entro 30 giorni dall’evento

    Senza corrispettivo, imposta fissa

    pari a 67 euro;

    con corrispettivo, aliquota del 2% (con un minimo di 67 euro);

    presentazione della copia del mod. F23 all’Ufficio, entro 20 gg.

     

    Il modello 69 deve essere presentato anche in caso di cessioni, risoluzioni e proroghe.

     

    LE SANZIONI PER L’OMESSA REGISTRAZIONE

    L’omessa registrazione del contratto comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa.

    Costituiscono violazioni di carattere fiscale, soggette anche queste a sanzione, il parziale occultamento del corrispettivo e l’omesso o tardivo versamento dell’imposta di registro su annualità successive.

     

    VIOLAZIONE

    SANZIONE

    Omessa registrazione del contratto

    dal 120% al 240% dell’imposta dovuta

    Parziale occultamento del canone

    dal 200% al 400% della maggiore imposta dovuta

    Tardivo versamento dell’imposta

    30% dell’imposta versata in ritardo

     

    I contratti di locazione di unità immobiliari, o di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati (legge 311/2004).

     

    Nei casi di omessa registrazione del contratto di locazione di un immobile a uso abitativo, il decreto legislativo n. 23/2011 ha inoltre previsto l’abbassamento del canone annuo, oltre alle normali sanzioni e al recupero dell’imposta.

     

    In pratica, il proprietario viene obbligato a ridurre il canone fino a un importo pari al triplo della rendita catastale, la durata del contratto è stabilita in quattro anni a decorrere dalla data della registrazione, volontaria o d’ufficio, più altri quattro anni di rinnovo.

     

    Come rimediare (ravvedimento operoso)

     

    Attraverso il ravvedimento operoso è possibile regolarizzare sia la tardiva registrazione dei contratti di locazione sia il tardivo pagamento dell’imposta di registro dovuta a seguito di proroga, risoluzione e cessione degli stessi.

     

    Non si può ricorrere al ravvedimento operoso se la violazione è stata già contestata dall’ufficio e, comunque, quando sono già iniziati accessi, ispezioni, verifiche.

     

    La violazione relativa all’omissione della richiesta di registrazione può essere regolarizzata:

    • entro 90 giorni dal termine di scadenza previsto, a condizione che si paghino l’imposta dovuta, gli interessi di mora e la sanzione ridotta – pari al 12% dell’imposta dovuta (1/10 del 120%) – e che, entro lo stesso termine, l’interessato presenti l’atto per la registrazione

     

    • entro un anno dal termine di scadenza previsto, purché si versino l’imposta dovuta, gli interessi di mora e la sanzione ridotta – pari al 15% dell’imposta dovuta (1/8 del 120%)

    – e che, entro lo stesso termine, l’interessato presenti l’atto per la registrazione.

     

    Per regolarizzare la mancata effettuazione, alla scadenza prevista, del pagamento d’imposta dovuta, per esempio, per i versamenti successivi alla prima annualità, per la proroga, la cessione o la risoluzione di un contratto di locazione, occorre versare, oltre all’imposta non pagata e agli interessi di mora:

     

    • una sanzione dello 0,2% per ogni giorno di ritardo, se il versamento è effettuato entro quattordici giorni dalla scadenza

     

    • una sanzione del 3% dell’imposta dovuta (1/10 del 30%), se il pagamento è effettuato dal quindicesimo giorno e comunque entro 30 giorni dalla scadenza

     

    • una sanzione del 3,75% dell’imposta dovuta (1/8 del 30%), se il versamento è effettuato entro un anno dalla scadenza.

     

    Dopo l'anno la sanzione è del 30%

     

    Versamento Sanzione: Modello F23 codice tributo 671T (Sanzione Amministrativa Imposta di Registro Ravvedimento Operoso)

     

    Versamento Interessi: Modello F23 codice tributo 731T (Interessi Ravvedimento Operoso)

     

     

    I CODICI TRIBUTO MODELLO F23 IMPOSTA DI REGISTRO

     

    IMPOSTA DI REGISTRO

    CODICE  TRIBUTO

    NOTE

    Versamento in unica soluzione per intera durata del contratto

    107T

    Quando si versa in un'unica soluzione l'imposta relativa all'intero periodo

    F23 da portare all'Ufficio

    Imposta di registro per fondi rustici

    108T

    Per i fondi rustici - Terreni agricoli

    Imposta di registro contratti verbali e denunce

    109T

    Per gli atti verbali - contratti verbali e denunce

    Cessione del contratto di locazione e affini

    110T

    Per le cessioni dei contratti con o senza corrispettivo

    Annualità successive locazione fabbricati

    112T

    per il versamento imposta relativa ad uno degli anni di durata del contratto dopo il primo

    Risoluzione del contratto di locazione anticipata

    113T

    Si versa 67,00 euro fissi e si porta entro 20 gg l'attestato F23 all'Ufficio

    Proroga del contratto di locazione e affini

    114T

    Alla scadenza del periodo per il rinnovo periodo successivo

    F23 da portare all'Ufficio

    Prima annualità contratti locazione fabbricati

    115T

    Quando si versa l'imposta relativa al solo primo anno del contratto

    F23 da portare all'Ufficio

     

     

     

    Sanzione amministrativa imposta di registro - ravvedimento

    671T

    In caso di ravvedimento operoso

    Interessi di mora al tasso legale

    731T

    In caso di ravvedimento operoso

    Tributi speciali diritti per copie rilasciate

    964T

    in alcuni uffici richiesto per il rilascio di una copia ES. 3,75 euro (varia da ufficio a ufficio)

         

     

     

     

     

     

     

     

     

    LA SUCCESSIONE E LA DONAZIONE

     

     

    Le imposte sugli immobili ereditati

    Le persone che ricevono in eredità beni immobili e diritti reali immobiliari hanno l’obbligo di versare l’imposta di successione.

     

    La base imponibile per il calcolo dell’imposta è costituita dalla rendita catastale dell’immobile (rivalutata del 5%) moltiplicata per i seguenti coefficienti:

    • 110, per la prima casa

    • 120, per i fabbricati appartenenti ai gruppi catastali A e C (esclusi quelli delle categorie A/10 e C/1)

    • 140, per i fabbricati appartenenti al gruppo catastale B

    • 60, per i fabbricati delle categorie A/10 (uffici e studi privati) e D

    • 40,8, per i fabbricati delle categorie C/1 (negozi e botteghe) ed E.

     

    Per i terreni non edificabili il valore imponibile si determina, invece, moltiplicando per 90 il reddito dominicale già rivalutato del 25%.

     

    L’imposta di successione è comunque determinata dall’ufficio.

     

    Sono previste aliquote diverse a seconda del grado di parentela intercorrente tra la persona deceduta e l’erede.

    In particolare, si applicano le seguenti aliquote:

    • 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 1.000.000 di euro

    • 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun erede, 100.000 euro

    • 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, nonché affini in linea collaterale fino al terzo grado • 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.

     

    ATTENZIONE

    Se a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuta tale ai sensi della legge n. 104/1992, l’imposta si applica sulla parte del valore della quota che supera 1.500.000 euro.

     

    Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo della vita.

     

    Ai soli fini dell’applicazione della franchigia, sulla quota devoluta all’erede si deve tener conto del valore delle donazioni in vita fatte dalla persona deceduta a favore del medesimo erede.

     

    LE IMPOSTE IPOTECARIA E CATASTALE E L’AGEVOLAZIONE "PRIMA CASA"

    Quando nell’attivo ereditario ci sono beni immobili e diritti reali immobiliari, oltre all’imposta di successione sono dovute anche le imposte ipotecaria e catastale.

     

    Queste, sono pari, rispettivamente, al 2% e all’1% del valore degli immobili, con un versamento minimo di 168 euro per ciascuna imposta.

     

    Le imposte ipotecaria e catastale devono essere pagate prima della presentazione della dichiarazione di successione. Per il versamento va utilizzato il modello F23, nel quale devono essere indicati i seguenti codici tributo:

    – 649T, per l’imposta ipotecaria

    – 737T, per l’imposta catastale.

     

    Se all’interno dell’asse ereditario vi è un immobile (non di lusso) in relazione al quale sussistono i requisiti previsti per l’agevolazione "prima casa", le imposte ipotecaria e catastale sono dovute nella misura fissa ( 168 euro per ciascuna imposta).

     

    L’agevolazione spetta se il beneficiario (o, nel caso di immobili trasferiti a più beneficiari, almeno uno di essi) ha i requisiti necessari per fruire dell’agevolazione "prima casa".

     

    La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 33/2011 fornisce importanti chiarimenti sulla decadenza dall’agevolazione nei casi in cui uno degli eredi abbia reso una falsa dichiarazione o quando egli non trasferisca la residenza nel Comune in cui si trova l’immobile ereditato nel termine di diciotto mesi.

    Nel primo caso, la mendacità della dichiarazione determinerà la decadenza del beneficio non solo per chi ha dichiarato di possedere i requisiti per poterne fruire, ma anche per gli altri coeredi (la sanzione sarà però applicata solo all’autore della dichiarazione mendace).

    Anche nel secondo caso si avrà la decadenza dal beneficio. Tuttavia, il recupero dell’imposta e della relativa sanzione interesserà interamente ed esclusivamente il soggetto che non ha rispettato l’impegno assunto (il trasferimento della residenza).

     

     

    La dichiarazione di successione

    La dichiarazione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data di apertura della successione, che coincide, generalmente, con la data del decesso del contribuente.

     

    È necessario compilare l’apposito modulo (modello 4), reperibile in questo sito "MODELLI EDITABILI"

     

    In caso di utilizzo di modello differente, la dichiarazione risulta nulla.

     

    Se il defunto non aveva la residenza in Italia, la denuncia di successione deve essere presentata all’ufficio nella cui circoscrizione era stata fissata l’ultima residenza italiana.

    Se non si è a conoscenza di quest’ultima, la denuncia va presentata all’Agenzia delle Entrate - Direzione provinciale di Roma II – Ufficio territoriale "Roma 6", Via Canton 20 - CAP 00144.

     

    Quando nell’attivo ereditario è presente un immobile, prima di presentare la dichiarazione di successione occorre calcolare e versare le imposte ipotecaria, catastale e di bollo, la tassa ipotecaria, i tributi speciali e i tributi speciali catastali.

     

    Inoltre, entro trenta giorni dalla presentazione della dichiarazione di successione, è necessario presentare la richiesta di voltura degli immobili agli uffici dell’Agenzia – Territorio.

     

    CHI DEVE PRESENTARE LA DICHIARAZIONE

    Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione:

    • i chiamati all’eredità e i legatari, o i loro rappresentanti legali

    • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza o di dichiarazione di morte presunta

    • gli amministratori dell’eredità

    • i curatori delle eredità giacenti

    • gli esecutori testamentari

    • i trustee.

     

    Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione, è sufficiente che la stessa sia presentata da una sola di esse.

     

    Alla dichiarazione non occorre più allegare gli estratti catastali degli immobili caduti in successione (risoluzione n. 11/E del 13 Febbraio 2013).

     

    Dichiarazione rettificativa

    La dichiarazione di successione può essere modificata entro la scadenza del termine di presentazione.

     

    Con la risoluzione n. 8/E del 13 gennaio 2012 l’Agenzia delle Entrate ha precisato che è possibile rettificare la dichiarazione anche oltre tale termine, purché le modifiche siano dichiarate prima della notifica dell’avviso di rettifica e di liquidazione della maggiore imposta o, in mancanza, entro il termine previsto per la notifica del medesimo atto (due anni dal pagamento dell’imposta principale).

     

    QUADRO RIASSUNTIVO DELL’IMPOSTA SULLE SUCCESSIONI

     

    GRADO DI PARENTELA

    IMPOSTA

    CONIUGI E PARENTI IN LINEA RETTA

    4% sulla quota ereditata eccedente 1 milione di euro

    +

    imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%)

    (168 euro per ciascuna imposta, se per l’erede è prima casa)

    FRATELLI E SORELLE

    6% sulla quota ereditata eccedente 100 mila euro

    +

    imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%)

    (168 euro per ciascuna imposta, se per l’erede è prima casa)

    ALTRI PARENTI FINO AL 4° GRADO E

    AFFINI FINO AL 3° GRADO

    6% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia)

    +

    imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%)

    (168 euro per ciascuna imposta, se per l’erede è prima casa)

    ALTRE PERSONE

    8% sulla quota ereditata (senza alcuna franchigia)

    +

    imposta ipotecaria (2%) e catastale (1%)

    (168 euro per ciascuna imposta, se per l’erede è prima casa)

    All'erede portatore di handicap grave spetta una franchigia di 1,5 milioni di euro

     

     

     

     

     

     

    Le donazioni di immobili

    Anche le donazioni e gli atti di trasferimento a titolo gratuito degli immobili sono soggetti a imposizione.

     

    Le aliquote da utilizzare per determinare l’imposta sono le stesse previste per le successioni e variano in funzione del rapporto di parentela intercorrente tra il donante e il beneficiario:

    • 4%, per il coniuge e i parenti in linea retta, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 1.000.000 di euro

    • 6%, per fratelli e sorelle, da calcolare sul valore eccedente, per ciascun beneficiario, 100.000 euro

    • 6%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per gli altri parenti fino al quarto grado, affini in linea retta, affini in linea collaterale fino al terzo grado

    • 8%, da calcolare sul valore totale (cioè senza alcuna franchigia), per le altre persone.

     

    ATTENZIONE

    Se a beneficiare del trasferimento è una persona portatrice di handicap grave, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104/1992, l’imposta si applica sulla parte del valore della quota che supera 1.500.000 euro.

     

    Gli importi esenti dall’imposta (la franchigia) sono aggiornati ogni quattro anni, in base all’indice del costo della vita.

     

    LE IMPOSTE IPOTECARIA E CATASTALE

    Sulle donazioni di un bene immobile o di un diritto reale immobiliare sono dovute, inoltre:

    • l’imposta ipotecaria, nella misura del 2% del valore dell’immobile

    • l’imposta catastale, nella misura dell’1% del valore dell’immobile.

     

    Per le donazioni di "prima casa" valgono le stesse agevolazioni concesse per le successioni.

    In sostanza, invece che applicare le citate percentuali sul valore dell’immobile, il beneficiario pagherà le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 168 euro ciascuna.

     

    Con la circolare n. 44/E del 7 ottobre 2011, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che per la registrazione di un atto di donazione, se di valore inferiore ai limiti stabiliti per le franchigie, non è dovuta imposta di registro.

     

     

     

     

    CODICE DI TUTTI GLI UFFICI DI REGISTRO  ITALIANI

    (aggiornati a fine 2013)

     

     

     

     

     

     APE  -  l’Attestato di Prestazione Energetica   -  EX  ACE    (aggiornato a fine 2013)

    • Con l’art. 6 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 recante "Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia" convertito dalla legge 3 agosto 2013, n, 90 viene integralmente sostituito l’articolo 6 del D. Lgs. n. 192/2005 con la precisazione che in sede di conversione in legge fu aggiunto il comma 3-bis il cui testo era il seguente "3-bis. L'attestato di prestazione energetica deve essere allegato al contratto di vendita, agli atti di trasferimento di immobili a titolo gratuito o ai nuovi contratti di locazione, pena la nullità degli stessi contratti" rendendo obbligatorio, dal 4 agosto 2013, allegare ai contratti di compravendita e di locazione l’attestato di prestazione energetica;

    • dal 24 dicembre 2013, data di entrata in vigore del Decreto-legge 23 dicembre 2013 n. 145 (cosiddetto "Destinazione Italia"), con la modifica introdotta dall’art. 1, comma 7, i due citata i commi 3 e 3-bis dell’art. 6 del D. Lgs. n. 192/2005 vengono unificati nel testo precedentemente proposto e da tale data nei contratti di locazione di singole unità immobiliari non è più necessario allegare agli atti di compravendita ed ai contratti di locazione l’attestato di certificazione energetica con l’unico obbligo di inserire nei contratti stessi apposita clausola con la quale l’acquirente o il conduttore dichiarano di aver ricevuto le informazioni e la documentazione, comprensiva dell’attestato, in ordine alla attestazione della prestazione energetica degli edifici;

    Nelle materie (come quella energetica) che la Costituzione indica come ambito di "legislazione concorrente" (cioè dove la normativa regionale, se emanata, prevale su quella nazionale), al ricorrere di certi presupposti, la legge statale "cede" rispetto alla legge regionale.

    In altri termini, la legge statale si deve applicare fino al momento in cui si verifica l'evento per effetto del quale essa "cede" il passo alla legge regionale.


    Certificazione energetica e obbligo APE: la mappa Regione per Regione

     

    Prospetto nel quale si fotografa la situazione del recepimento della certificazione energetica in tutte le Regioni d’Italia.

     

    Abruzzo

    In Abruzzo non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

     

    Basilicata

    In Basilicata non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Bolzano

    Nella Provincia autonoma di Bolzano la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con apposita legge provinciale autonoma (vedi appendice).

    L’obbligo dell’APE (prima ACE) vige dal 29 settembre 2004 per gli edifici di nuova costruzione e dal 26 giugno 2009 per la compravendita e la locazione di unità immobiliari.

    Calabria

    In Calabria non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Campania

    In Campania non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Emilia-Romagna

    In Emilia-Romagna la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con apposita legge regionale (vedi appendice).

    L’obbligo dell’Attestato di Prestazione Energetica (prima ACE) vige dal 1° luglio 2008 per gli edifici interi, dal 1° luglio 2009 per la compravendita delle unità immobiliari e dal 1° luglio 2010 per le locazioni.

     

    Friuli-Venezia Giulia

    In Friuli-Venezia Giulia la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con apposita legge regionale (vedi appendice), ma segue le disposizioni della normativa nazionale. Dal 31 ottobre 2011 è richiesto il Certificato Energetico/Ambientale (VEA) in sostituzione dell’ACE per le nuove costruzioni, per le ristrutturazioni edilizie e per l’ampliamento (destinazioni d’uso uffici e residenziale).

    Lazio

    Nel Lazio non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Dal 1° luglio 2009 vige l’obbligo dell’Attestato di Prestazione Energetica per la compravendita di unità immobiliari.

    Liguria

    In Liguria la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con apposita legge regionale (vedi appendice).

    Dal 6 luglio 2007 è obbligatorio l’APE per edifici di nuova costruzione, edifici oggetto di ristrutturazione integrale con superficie utile superiore a 1.000 m2.

    Dall’8 maggio 2009 per la compravendita di unità immobiliari e per la locazione di unità immobiliari.

    Dal 30 luglio 2012 c’è obbligo di Attestato di Prestazione Energetica per edifici oggetto di demolizione e ricostruzione, ristrutturazione integrale, ampliamento volumetrico superiore al 20% dell’edifico esistente, qualora risulti un aumento di superficie utile superiore a 15 m2; mentre dal 30 luglio 2012 per edifici occupati da enti pubblici e abitualmente frequentati dal pubblico aventi una metratura utile totale di oltre 500 m2.

    Sempre dal 30 luglio 2012 per edifici resi disponibili per la locazione o per la vendita e dal 9 luglio 2015 sarà obbligatorio per edifici occupati da enti pubblici e abitualmente frequentati dal pubblico aventi una metratura utile totale di oltre 250 m2.

    Lombardia

    In Lombardia la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con una legge regionale autonoma, ma non è ancora stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali.

    Dal 1° settembre 2007 vige obbligo di APE (ACE) per interventi di nuova costruzione, demolizione e ricostruzione in ristrutturazione, ristrutturazione edilizia (sempreché coinvolga più del 25% della superficie disperdente), ampliamento volumetrico (sempreché sia superiore al 20% dell’esistente) e recupero di sottotetti a fini abitativi; per il trasferimento a titolo oneroso dell’intero edificio e per accedere agli incentivi e alle agevolazioni di qualsiasi natura.

    Dal 1° gennaio 2008 è obbligatorio l’Attestato di Prestazione Energetica nel caso di contratti Servizio Energia e Servizio Energia "Plus", nuovi o rinnovati; mentre dal 15 gennaio 2009 per tutti gli interventi di nuova installazione o ristrutturazione di impianti termici, e nei casi di sostituzione di generatore di calore con potenza superiore ai 100 kW e per tutti i contratti, nuovi o rinnovati, relativi alla gestione degli impianti termici di climatizzazione degli edifici pubblici o nei quali figura comunque come committente un Soggetto pubblico.

    Dal 1° luglio 2009 nel caso di trasferimento a titolo oneroso delle singole unità immobiliari; mentre dal 1° luglio 2010 nel caso di contratti di locazione, locazione finanziaria e di affitto di azienda, con esclusione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

    Per edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico la cui superficie utile sia superiore a 1.000 m2 l’obbligo vi è dal 1° settembre 2007 ed entro il 1° luglio 2011.

    Dal 1° gennaio 2012 per la pubblicazione di annunci commerciali finalizzati alla vendita o alla locazione di edifici (sono fatti salvi gli annunci pubblicati su spazi commerciali acquistati prima di tale data, fino alla scadenza del contratto medesimo).

    Marche

    Nelle Marche non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Molise

    In Molise la certificazione energetica degli edifici non è stata ancora recepita e non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali. L’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

     

    Piemonte

    In Piemonte la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con apposita legge regionale (vedi appendice).

    A partire dal 1° ottobre 2010 vige l’obbligo di APE per la nuova costruzione, ristrutturazione, compravendita e locazione di edifici o singole unità immobiliari.

    Puglia

    In Puglia è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali sulla certificazione energetica e dal 10 febbraio 2010 vige l’obbligatorietà dell’Attestato di Prestazione Energetica sia per le compravendite sia per le ristrutturazioni.

    Sardegna

    In Sardegna la certificazione energetica degli edifici non è stata ancora recepita e non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali. L’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Dal 1° luglio 2007 c’è obbligo di APE per la compravendita e per la locazione di unità immobiliari.

    Sicilia

    In Sicilia è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali. C’è obbligo di APE dal 1° luglio 2007 per la compravendita di unità immobiliari, mentre per le locazioni e gli annunci immobiliari si fa riferimento a quanto previsto dalla normativa nazionale.

    Toscana

    In Toscana la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con una legge regionale autonoma ed è stato emanato un regolamento per l’attuazione delle linee guida nazionali.

    Vige l’obbligatorietà dell’APE per gli edifici interi e per la compravendita e la locazione di unità immobiliari dal 18 marzo 2010.

    Trento

    Nella Provincia autonoma di Trento è stata recepita la certificazione energetica degli edifici con una legge provinciale autonoma.

    L’obbligatorietà dell’Attestato di Prestazione Energetica vige dal 14 luglio 2010 per edifici di nuova costruzione; sostituzione edilizia; demolizione e ricostruzione; ampliamenti dei volumi superiori del 20% del volume esistente, limitatamente al volume nuovo; ristrutturazione dell’intero edificio.

    Dal 4 aprile 2012 nei casi previsti dalla normativa statale relativamente ai trasferimenti a titolo oneroso e alle locazioni di interi immobili o di singole unità immobiliari, per i quali è prevista la redazione dell’APE, il medesimo deve essere redatto secondo i criteri e le modalità previste dalla normativa provinciale.

    Umbria

    In Umbria non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

    Valle d’Aosta

    In Valle d’Aosta la certificazione energetica degli edifici è stata recepita con specifica legge regionale.

    L’obbligo di APE vige dal 23 luglio 2008 per gli edifici di nuova costruzione, interessati da totale demolizione e ricostruzione o sottoposti a ristrutturazione edilizia ai sensi della LR 11/1998, trasferimenti di proprietà a titolo oneroso di intero edificio o singole unità immobiliari. Specifiche ulteriori contenute nell’allegato D della DGR 1062/2011.

    Veneto

    In Veneto non è stato emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle linee guida nazionali e l’obbligatorietà dell’APE segue le disposizioni della normativa nazionale.

     

     

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